
Michael Dousse
Maria la musulmana.
Importanza e significato della madre del Messia nel Corano
Edizioni Arkeios, Roma 2006.
Prefazione del volume:
«La devozione verso Maria è talmente radicata nella fede e nella pratica cristiane che qualcuno potrebbe avere difficoltà o reticenze al pensiero che un'altra rivelazione (nella fattispecie il Corano) possa rivendicarne a sua volta il segno nel proprio contesto. In che modo la figura di Maria potrebbe essere integrata in un ambiente scritturale diverso da quello dei Vangeli, senza trovarsi per ciò stesso alterata o addirittura sminuita? Le pagine che seguono mostreranno come la figura di Maria sia esaltata nel Corano non meno che nei Vangeli e come il suo mistero sia altrettanto centrale. In alcuni passi, il posto di cui ella gode nella predilezione e nel progetto di Dio per gli uomini viene presentato in modo perfino più esauriente. Le rare opere in lingua francese consacrate alla figura coranica di Maria si sono il più delle volte limitate (d'altro canto, con maggiore o minore benevolenza) a giudicare la versione del Libro partendo dal modello dei Vangeli. Ora, la questione centrale che si pone in proposito è innanzitutto quella della ragion d'essere di Maria in questo contesto, del motivo per cui ha un posto tanto eminente da risultare unico. Il Corano, che non riconosce la divinità di Gesù né la sua missione redentrice, a prima vista non aveva alcun motivo per privilegiare la madre Maria, tanto più che il posto sociologico della donna nella società araba al tempo del Profeta e perfino nel quadro della rivelazione coranica sembrava marginale e subordinato a quello dell'uomo. Occorreva dunque una ragione più importante per esaltare a tal punto la figura di Maryam, "eletta tra tutte le donne del mondo", come dice il Corano. È questo interrogativo che ha suscitato e animato il nostro percorso. Sedotti dalla bellezza formale di questi testi, ci siamo lasciati guidare anche dalle loro molteplici suggestioni, corrispondenze e armoniche. Ci si potrebbe sorprendere del nostro silenzio sui numerosissimi e preziosi commentari cui questi sacri testi non hanno mai cessato di dar vita nel corso dei secoli. Il nostro percorso cerca di porsi deliberatamente in presa diretta con le stesse rivelazioni, così come sono state ricevute, consegnate c conservate dalle tradizioni, le quali mantengono tutta la loro forza suscitatrice di interpretazioni che nessun commento potrà mai esaurire. Non sarà inutile ricordare che ogni ritorno ai testi di fondazione non è assimilabile a quello che oggi viene designato (in senso spregiativo) con il nome di "fondamentalismo". Tale qualifica negativamente orientata può applicarsi unicamente a un ritorno alla lettura che avrebbe come finalità non quella di consumare con il proprio fuoco tutti i limiti che l'uomo pretende di apporre, ma al contrario quello di insistere sulla garanzia di una sorta di chiusura di sicurezza che ne assumerebbe la titolarità unica ed esclusiva. Se chiamiamo in causa le stesse rivelazioni, è solo al fine di comprendere meglio nella loro reciproca interazione e consonanza, e al tempo stesso nella loro evocazione di un aldilà che esse postulano e verso il quale convergono.